🤔 Scommettere sulle notizie
Vorresti scommettere sulle variazioni nei sondaggi di Mentana? Presto potresti farlo.
Ciao, oggi un post un po’ speciale (d’altronde è quasi Natale).
L’articolo che leggerai è scritto da Daniele Zinni, che, oltre a memare e scrivere di cultura di internet un po’ dappertutto, ha lavorato con me in dieci04.
Qui parla di come i canali d’informazione si stanno aprendo alle scommesse e alle speculazioni finanziarie sulle notizie (partito Y supererà il 2,6 o rimarrà al 2,4? scommettiamo?).
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Buona lettura e buone feste, ci sentiamo l’anno prossimo.
Nelle ultime settimane, alcune grosse testate di rilevanza internazionale hanno annunciato di aver stretto accordi esclusivi coi due maggiori prediction market del momento. Cnn e Cnbc sono ora in partnership con Kalshi, mentre Yahoo Finance si è legata a Polymarket. L’amministratore delegato di Kalshi, Tarek Mansour, ha dichiarato ad Axios che sono al vaglio ulteriori partnership con redazioni giornalistiche.
È una buona idea? Per chi? Confesso che la notizia mi emoziona come un bambino la sera prima di Natale: il cervello corre a tremila, mentre fantastico intorno ai possibili effetti di breve e medio termine che questo tipo di partnership potrebbe avere sul sistema dell’informazione e sulla società in generale. Prima di correre sotto l’albero e cercare di indovinare dall’incarto quali regali ci riserva il futuro, tuttavia, è il caso di mettere qualche punto in chiaro.
I “mercati delle previsioni” sono piattaforme online che permettono di puntare denaro su determinati eventi. «Entro quando si giungerà a un cessate il fuoco fra Thailandia e Cambogia?», «Quale sarà la temperatura massima oggi a Miami?», e così via: ogni domanda è un “mercato” e se ne trovano di ogni genere. Non ancora abbastanza, per Mansour, che ha descritto la visione a lungo termine di Kalshi con le parole «finanziarizzare tutto e creare titoli negoziabili a partire da qualsiasi divergenza d’opinioni».
Per ora – e nei limiti di quanto è stato reso pubblico – gli accordi prevedono che ciascuna testata faccia esclusivo riferimento alle previsioni espresse dai mercati della piattaforma partner e che integri, nel sito web e/o nelle trasmissioni televisive, delle infografiche aggiornate in tempo reale sull’andamento delle previsioni stesse. Secondo il New Yorker, Kalshi si è anche detta disponibile a creare ulteriori mercati su eventuale richiesta di Cnbc.
Una domanda sorge spontanea: perché sono stati necessari secoli di storia del giornalismo per intrecciare il bisogno d’informarsi alla (com)pulsione di scommettere? Possibile che nessuno, con la notevole eccezione delle testate sportive, ci avesse mai pensato prima? Forse i giornali potevano semplicemente permettersi di essere più schizzinosi, fino a qualche tempo fa, e rinunciare a soldi e lettori/spettatori pur di non fare da veicolo di legittimazione per un’attività diffusamente riprovata come l’azzardo. Forse contano sul fatto che quella riprovazione non li toccherà mai, perché su Kalshi e Polymarket si scommette in privato davanti a uno schermo, non davanti alla Snai con corredo di tuta, Peroni e sigaretta.
Cruciale però è la natura specifica dei mercati delle previsioni, che li distingue dalle agenzie di scommesse, comprese quelle online, e ne proietta un’immagine alquanto diversa: le quote non sono fissate da bookmaker ma aggiustate in automatico in ogni momento in base alle puntate degli utenti stessi. In termini legali, questo permette negli Stati Uniti (almeno per ora) di aggirare le restrizioni sul gioco d’azzardo. In termini economici, poi, appare come l’ennesima classe di piattaforme che scalza l’ennesima categoria di intermediari professionali offrendo un servizio meno costoso. Infine, i mercati delle previsioni dovrebbero manifestare la “saggezza della folla”, cioè produrre le previsioni accurate che si possono estrarre, a determinate condizioni, da grandi gruppi disorganizzati di persone. Considerato, d’altra parte, che una di quelle condizioni è l’indipendenza di giudizio dei singoli che compongono la folla, mentre gli utenti dei prediction market sono inevitabilmente influenzati dalle puntate già piazzate, quest’ultima pare una speranza vana; eppure è proprio a qualcosa del genere che è legata la grande notorietà recente di Polymarket e Kalshi.
Nel settembre 2024 ha attirato grande attenzione il fatto che le due piattaforme attribuissero a Donald Trump probabilità di vittoria elettorale superiori al 60%, ben più nette rispetto ai principali sondaggi. La sua effettiva vittoria ha poi regalato a Kalshi e (soprattutto) a Polymarket un momento di gloria. Mi permetto però di sospettare che il senso delle percentuali iniziali sia stato diffusamente frainteso: gli statunitensi non avevano scommesso in massa sul candidato repubblicano, né avevano anticipato il proprio voto con una puntata. A condizionare il mercato era stato di fatto l’1% degli scommettitori, e in questo 1% un misterioso finanziere francese aveva scommesso da solo su Trump oltre 30 milioni di dollari perché, ha raccontato a elezione conclusa, aveva condotto una personale analisi statistica dei sondaggi in circolazione e aveva ritenuto che le chance di vittoria di Trump fossero drasticamente sottostimate.
Da allora, i giornali hanno iniziato a ritenere notiziabili le previsioni di Polymarket e Kalshi, e oggi devono spiegare in che modo quelle previsioni non rappresentino mere curiosità ma siano destinate ad aggiungere valore reale alla cronaca e all’analisi. Cnn ha detto che «i giornalisti avranno a disposizione una prospettiva nuova, basata sui dati, da cui esplorare e comprendere meglio il mondo che ci circonda»; per il Ceo di Cnbc sarà un modo per «aiutare le persone a restare meglio informate sul mondo le circonda». L’unica cosa chiara è che siamo circondati. In tanta vaghezza, avrebbero piuttosto potuto premurarsi di specificare dati su cosa e informazioni su cosa possano essere tratti dai mercati delle previsioni, perché in realtà è interessante: le probabilità che mostrano non riguardano gli eventi futuri, come a volte sembra suggerire Mansour, ma le aspettative su quegli eventi. Si può dire che offrono un colpo d’occhio su una forma di sentiment, la percezione diffusa che di solito tocca ricostruire, in modo assai imperfetto, scrollando attraverso i feed social e le sezioni dei commenti.
In tempi complessi e polarizzati come quelli che viviamo, sapere cosa succede è quasi meno importante che sapere cosa se ne pensa, e i mercati delle previsioni soddisfano proprio quest’ultimo bisogno. Con limiti significativi, si capisce: semplificano le questioni a ciò che in futuro (si presume) sarà verificabile e misurabile, offrono un numero limitato di risposte possibili, raccolgono solo le opinioni di chi è abbastanza ricco o ludopatico da scommetterci sopra. Eppure, qualcosa diventa davvero più facile nella vita dell’utente se può intuire chi sta vincendo tra Russia e Ucraina senza dover leggere gli editoriali di tre analisti diversi. Nella sua vita non cambierà alcunché, e avrà risparmiato un sacco di tempo.
Per i giornali, i commenti sul web e sui social sono sempre stati un problema: tenerli aperti significa agganciare gli utenti e mostrare di credere nel web come spazio di discussione, ma significa anche coltivare in casa ambienti tossici che richiedono costosa e faticosa moderazione. Poter bypassare i commenti con un sistema che somiglia a un sondaggio, del quale però non dovranno prendersi la responsabilità, potrebbe permettere di aumentare l’engagement senza aumentare i flame. Anziché cercare di convincere l’altro o asfaltarlo dialetticamente, l’utente potrà direttamente puntare dei soldi per esprimere la propria opinione, e rimandare il godimento a danno dei propri avversari dialettici al giorno in cui quello specifico mercato sarà risolto.
Un altro problema dei giornali, più recente, è che le persone a quanto pare evitano attivamente le loro pubblicazioni. Un giorno varrà la pena di analizzare a fondo la questione della news avoidance; per ora, prendiamola per buona. Quale modo migliore per incentivare il pubblico a seguire gli sviluppi di una notizia, che indurlo a scommetterci dei soldi? Sarebbe finalmente facile distinguere chi s’informa per intrattenimento, per il teatrino dei personaggi famosi o per sentirsi più intelligente, e chi davvero sente certe notizie come questioni personali. Considerato che i giornali saranno gli unici arbitri del “Sì” o del “No” che risolveranno ciascuna scommessa, potrebbero ritrovare una parte della centralità persa, e interrompere l’ascesa di ChatGpt e simili come strumenti (impropri) di verifica. Epistemia: risolta. Per il pubblico, poi, quale modo migliore di difendersi dagli sviluppi indesiderati che scommettere proprio su quelli, fare hedging, in modo da avere motivi per sorridere comunque vada a finire? In un Paese come gli Stati Uniti, dove la gestione del debito personale e familiare non ha mai creato problemi, o in Italia, dove l’educazione finanziaria è pane quotidiano, non si vede quali criticità potrebbero mai emergere.
Dal già citato articolo del New Yorker – articolo generalmente critico dei patti tra giornali e mercati delle previsioni – emerge un potenziale aspetto positivo al quale era difficile pensare persino al picco dell’ironia:
Investire letteralmente in notizie potrebbe [...] persino contribuire a combattere la disinformazione. Nel 2023, Nature ha pubblicato i risultati di uno studio in cui sostenitori del cambiamento climatico e scettici dovevano scommettere su indicatori a breve termine di un pianeta in crisi, come temperature mensili più elevate, peggioramento della qualità dell’aria e condizioni meteorologiche più estreme. Alcuni scettici hanno comunque scommesso su questi risultati e, dopo aver vinto denaro per un paio di mesi, sono stati più propensi a dire di credere nel cambiamento climatico.
Lasciatemi dire che questi scettici sono dei dilettanti: nella loro posizione, avrei puntato anch’io sull’innalzamento delle temperature, ma semplicemente perché avrei dato per scontata la falsificazione dei dati. Quando ti aspetti che l’arbitro favorisca senza pudore la squadra A rispetto alla B, punti sulla A, anche se è più scarsa.
Alle partite truccate dovranno abituarsi, gli utenti dei mercati delle previsioni, perché i rischi legati all’insider trading sono elevati. Gli stessi decisori da cui dipendono i mercati – che a volte si giocano su cose come «Marco Liorni dirà “evviva” durante il Capodanno Rai?» – potrebbero scommettere su sé stessi abbastanza facilmente, certo più facilmente di quanto possano compiere insider trading in borsa. Lo stesso caso del finanziere francese che aveva puntato su Trump alle presidenziali del 2024 dimostra sì che i mercati delle previsioni incentivano le persone più informate a condividere indirettamente quelle informazioni, ma prelude alla possibilità che durante le prossime campagne elettorali i supporter di un candidato intervengano appositamente per manipolare il mercato e le percezioni che ne derivano.
Forse proprio per tutelarsi da questo rischio, e dalle potenziali ingerenze della politica, sia Kalshi sia Polymarket si avvalgono dei servizi di consulenza di Donald Trump Jr.
Abbiamo finito, se sei arrivato fin qui, grazie, molto gentile.
Per una volta, spero che tu non abbia copiaincollato tutto su ChatGpt, però so che ognuno fa come può, e credo lo sappia anche Daniele.
Daniele, te lo ridico, lo trovi su Instagram e sul suo canale Telegram.
Se, invece, vuoi discutere con me, puoi scrivermi in dm su instagram o mandarmi messaggi minatori sulla mail.





E qui chi potrebbe essere il primo? Il sito di Gazzetta vive di sondaggi da anni, Cairo potrebbe essere interessato a un sistema simile?