Allora (ti giuro non è polemica) non ho capito nulla di ciò che hai scritto e non voglio buttare sto articolo in pasto alle AI perché boh, se lo scrivi ti aspetti che lo legga un umano.
IlPost costa 90€ l’anno ed è gratuito per tutti e tutte, non ha nessun altro tipo di sponsor se non i loro stessi lettori ed ha una enormità di podcast giornalieri e mensili che valgono la cifra che spendi in termini di qualità. Sono i migliori in Italia a fare fact checking, insomma potrei andare avanti per ore.
Quindi non sto capendo il paragone che fai con le altre testate che non hanno nulla a che vedere
il sole 24: con quella a 50 euro non leggi NIENTE di più della free. non c'è il quotidiano, inserti, niente, forse il Plus. Idem Repubblica: per leggere quello che trovi nel quotidiano servono 150 euro all'anno. solo per mele per mele, pere per pere
Nel Sole c'è 24+ che è dietro paywall (non sindaco sulla qualità dei contenuti, in nessun caso), Repubblica ha una logica di articoli premium che faccio fatica a decrittare, ma ci sono. Detto questo hai ragione che sono abbonamenti più per dire che sei abbonato che altro, sono d'accordo.
Ho il sospetto che anche l'abbonamento al Post sia più dettato da considerazioni valoriali che utilità marginale: non credo che molti abbonati consumino in maniera puntuale tutti i contenuti audio più importanti dell'offerta. Credo che in generale l'abitudine a un consumo estensivo dell'offerta contenutistica di un qualsiasi editore sia un po' in crisi, per quanto io possa sentire affinità con una linea editoriale.
Questo per dire che non so se la misura del valore che riconosciamo a questi servizi dipenda più dal numero di benefit che ci garantiscono o dalla consonanza valoriale.
Il tema che mi sembra rilevante è che se i prezzi si avvicinano, anche la percezione del valore si dovrebbe o potrebbe avvicinare. E questo vale per il pubblico, ma anche per chi ci lavora, per gli inserzionisti... ecc. Se succede, questa cosa apre scenari interessanti.
Non so se sei d'accordo, ma questo era il punto che volevo discutere.
è sicuramente un prezzo pagato per valore di sostegno all’idea/community/appartenenza quello del post, tant’è che gli articoli sono aperti e anche qualche podcast. non certo per quantità di consumo di pezzi, direi.
per me, l’unico che vale il prezzo vs contenuti è l’Economist, livello inarrivabile.
detto questo, il Post è cambiato tanto rispetto a 5 anni fa, produce anche parecchi contenuti proprietari. E mi pare che molti da fuori non l’abbiano percepito. per me solo i reportage di Raineri dalla Siria e Ucraina, la newsletter politica di Valentini valgono quasi da soli la sottoscrizione. Con Morning poi ha cambiato le rassegne stampa, ecc.
D’accordissimo con te che non se ne accorgono in molti e al Post non si dà abbastanza credito per questo. Detto questo credo non sia tanto un problema del Post quanto più del pubblico (non credo che in molti conoscano in profondità l’offerta di contenuti del Corriere o del Sole 24 Ore).
Lo sai qual é il maggior competitor del Post? La traduzione automatica del browser. Al Post do 5 anni di tempo per fallire, il suo modello di business si regge quasi completamente su un giornalismo di terza mano (prendere una fonte anglofona e tradurla). Il problema del giornalismo italiano degli ultimi 15 anni è stato proprio questo: considerare gli articoli della stampa estera come fonte e non come competitor diretto. Il consiglio non richiesto che vi do è: abbonatevi a Bloomberg. Un media del genere (perché ha una copertura titanica) in Italia ce lo sogniamo. Il Post non sarà mai il NYT o il New Yorker o Atlantic, ma è sempre stato una scopiazzatura di tutto questo.
Mamma mia però che severità! Definire di terza mano articoli (alcuni poi, e molto più nei suoi primi anni che ora) che magari prendono spunto da quello che succede nel mondo per raccontarlo a chi è in Italia non lo definirei “giornalismo di terza mano”, su.
Le fonti sono di tre tipi: primarie (interviste, studi di settore, fonte informativa), secondarie (articoli della stampa) e terziarie (rielaborazione e traduzione delle seconde). Non sono severa ma onesta. Questa è la definizione esatta del lavoro del Post. Seguo principalmente la stampa anglofona (basta guardare la mia pubblicazione) e francese e tutto il business model del Post si è sempre basato sulla barriera linguistica. Caduta quella con le nuove tecnologie finito anche Il Post.
Ancora: mi sembra una semplificazione eccessiva, ingenerosa e che non tiene conto del fatto che ci sono tantissimi contenuti nuovi, originali e prodotti appositamente per il pubblico e legati all’attualità. Ma è evidente che la tua opinione su di loro è granitica e inamovibile. Facciamo così: tra 5 anni ci risentiamo e vediamo se il post è fallito o ha prosperato, perché mi sembra l’unico modo per vedere se il tuo punto visto è visionario o semplicemente alimentato dal fastidio!
E questo rende quello che scrivo meno vero? Qual è la differenza con un punto di vista (altrettanto) biased come il tuo che per esempio ignora le inchieste di prima mano (quelle con le fonti primarie), le spiegazioni su cose molto italiane che non arrivano dall’Atlantic che il Post non potrà mai essere o i podcast originali? Poi se vogliamo giocarcela così in maniera terra terra e senza portare avanti un discorso che può pure essere interessante a posto così, ma puoi fare senza di me!
Come il chemsex che stanno rilanciando ORA dopo 10 anni? Argomento ampiamente dibattiuto e storicizzato da tutti gli outlet anglofoni. Dai. Fai la figura dello stan che sta 10 ore su TikTok a fare pr gratis. Fatti pagare almeno. Se ti pagano
Vero? Quale verità? Quella di uno che viene pagato dalla testata che sto criticando? Ovvio che la tua opinione non valga assolutamente nulla. È come se chiedessi ai legali di Live Nation se i prezzi dei biglietti sono alti o no o se i loro "fee" sono da usurai. Dai.
Mi permetto di segnalare anche ultimo uomo e la sua galassia in ambito sportivo
Allora (ti giuro non è polemica) non ho capito nulla di ciò che hai scritto e non voglio buttare sto articolo in pasto alle AI perché boh, se lo scrivi ti aspetti che lo legga un umano.
IlPost costa 90€ l’anno ed è gratuito per tutti e tutte, non ha nessun altro tipo di sponsor se non i loro stessi lettori ed ha una enormità di podcast giornalieri e mensili che valgono la cifra che spendi in termini di qualità. Sono i migliori in Italia a fare fact checking, insomma potrei andare avanti per ore.
Quindi non sto capendo il paragone che fai con le altre testate che non hanno nulla a che vedere
il sole 24: con quella a 50 euro non leggi NIENTE di più della free. non c'è il quotidiano, inserti, niente, forse il Plus. Idem Repubblica: per leggere quello che trovi nel quotidiano servono 150 euro all'anno. solo per mele per mele, pere per pere
Nel Sole c'è 24+ che è dietro paywall (non sindaco sulla qualità dei contenuti, in nessun caso), Repubblica ha una logica di articoli premium che faccio fatica a decrittare, ma ci sono. Detto questo hai ragione che sono abbonamenti più per dire che sei abbonato che altro, sono d'accordo.
Ho il sospetto che anche l'abbonamento al Post sia più dettato da considerazioni valoriali che utilità marginale: non credo che molti abbonati consumino in maniera puntuale tutti i contenuti audio più importanti dell'offerta. Credo che in generale l'abitudine a un consumo estensivo dell'offerta contenutistica di un qualsiasi editore sia un po' in crisi, per quanto io possa sentire affinità con una linea editoriale.
Questo per dire che non so se la misura del valore che riconosciamo a questi servizi dipenda più dal numero di benefit che ci garantiscono o dalla consonanza valoriale.
Il tema che mi sembra rilevante è che se i prezzi si avvicinano, anche la percezione del valore si dovrebbe o potrebbe avvicinare. E questo vale per il pubblico, ma anche per chi ci lavora, per gli inserzionisti... ecc. Se succede, questa cosa apre scenari interessanti.
Non so se sei d'accordo, ma questo era il punto che volevo discutere.
Concordo: del Post leggo pochissimo. Mi sono abbonato per ascoltare morning.
è sicuramente un prezzo pagato per valore di sostegno all’idea/community/appartenenza quello del post, tant’è che gli articoli sono aperti e anche qualche podcast. non certo per quantità di consumo di pezzi, direi.
per me, l’unico che vale il prezzo vs contenuti è l’Economist, livello inarrivabile.
detto questo, il Post è cambiato tanto rispetto a 5 anni fa, produce anche parecchi contenuti proprietari. E mi pare che molti da fuori non l’abbiano percepito. per me solo i reportage di Raineri dalla Siria e Ucraina, la newsletter politica di Valentini valgono quasi da soli la sottoscrizione. Con Morning poi ha cambiato le rassegne stampa, ecc.
D’accordissimo con te che non se ne accorgono in molti e al Post non si dà abbastanza credito per questo. Detto questo credo non sia tanto un problema del Post quanto più del pubblico (non credo che in molti conoscano in profondità l’offerta di contenuti del Corriere o del Sole 24 Ore).
anche l'esperimento del Domani sarebbe da tenere d'occhio. nel bene e nel male
Lo sai qual é il maggior competitor del Post? La traduzione automatica del browser. Al Post do 5 anni di tempo per fallire, il suo modello di business si regge quasi completamente su un giornalismo di terza mano (prendere una fonte anglofona e tradurla). Il problema del giornalismo italiano degli ultimi 15 anni è stato proprio questo: considerare gli articoli della stampa estera come fonte e non come competitor diretto. Il consiglio non richiesto che vi do è: abbonatevi a Bloomberg. Un media del genere (perché ha una copertura titanica) in Italia ce lo sogniamo. Il Post non sarà mai il NYT o il New Yorker o Atlantic, ma è sempre stato una scopiazzatura di tutto questo.
Mamma mia però che severità! Definire di terza mano articoli (alcuni poi, e molto più nei suoi primi anni che ora) che magari prendono spunto da quello che succede nel mondo per raccontarlo a chi è in Italia non lo definirei “giornalismo di terza mano”, su.
Le fonti sono di tre tipi: primarie (interviste, studi di settore, fonte informativa), secondarie (articoli della stampa) e terziarie (rielaborazione e traduzione delle seconde). Non sono severa ma onesta. Questa è la definizione esatta del lavoro del Post. Seguo principalmente la stampa anglofona (basta guardare la mia pubblicazione) e francese e tutto il business model del Post si è sempre basato sulla barriera linguistica. Caduta quella con le nuove tecnologie finito anche Il Post.
Ancora: mi sembra una semplificazione eccessiva, ingenerosa e che non tiene conto del fatto che ci sono tantissimi contenuti nuovi, originali e prodotti appositamente per il pubblico e legati all’attualità. Ma è evidente che la tua opinione su di loro è granitica e inamovibile. Facciamo così: tra 5 anni ci risentiamo e vediamo se il post è fallito o ha prosperato, perché mi sembra l’unico modo per vedere se il tuo punto visto è visionario o semplicemente alimentato dal fastidio!
Sto parlando con uno che ci collabora, cioè.
E questo rende quello che scrivo meno vero? Qual è la differenza con un punto di vista (altrettanto) biased come il tuo che per esempio ignora le inchieste di prima mano (quelle con le fonti primarie), le spiegazioni su cose molto italiane che non arrivano dall’Atlantic che il Post non potrà mai essere o i podcast originali? Poi se vogliamo giocarcela così in maniera terra terra e senza portare avanti un discorso che può pure essere interessante a posto così, ma puoi fare senza di me!
Come il chemsex che stanno rilanciando ORA dopo 10 anni? Argomento ampiamente dibattiuto e storicizzato da tutti gli outlet anglofoni. Dai. Fai la figura dello stan che sta 10 ore su TikTok a fare pr gratis. Fatti pagare almeno. Se ti pagano
Vero? Quale verità? Quella di uno che viene pagato dalla testata che sto criticando? Ovvio che la tua opinione non valga assolutamente nulla. È come se chiedessi ai legali di Live Nation se i prezzi dei biglietti sono alti o no o se i loro "fee" sono da usurai. Dai.